Il valore politico dell’amministrazione condivisa

Lo scorso 20 febbraio si è svolto a Palermo presso Cre.Zi Plus, l’incontro “Amministrazione condivisa: un confronto fra i comuni siciliani”. L’incontro è stato, nella prima parte,  una testimonianza a più voci dell’impegno del  CeSVoP nel sostenere e valorizzare il volontariato che nei vari territori opera per lo sviluppo delle comunità nella Sicilia occidentale a fianco delle istituzioni e degli enti locali. La seconda parte è stata centrata sulla relazione di   Pasquale Bonasora, presidente di Labsus – Laboratorio di sussidiarietà, che è stata una preziosa occasione per confrontarsi sullo stato d’attuazione, le pratiche d’uso e i possibili sviluppi del “Regolamento dell’amministrazione condivisa”. Riportiamo, di seguito, alcuni aspetti salienti della relazione di Pasquale Bonasora.

Il rapporto biennale

L’imminente pubblicazione del nuovo rapporto biennale sull’amministrazione condivisa in Italia, è stata l’occasione, in apertura, per  un’analisi quantitativa e qualitativa dell’esperienza italiana, con particolare attenzione ai comuni che applicano i regolamenti sui Patti di collaborazione.

Attualmente sono circa 400 le realtà territoriali coinvolte, di cui 320 comuni singoli. Tuttavia, il numero reale è probabilmente maggiore, poiché i comuni non sono tenuti a comunicare formalmente l’adozione dei regolamenti. In totale, si stima che oltre 10.000 Patti di collaborazione siano già stati sottoscritti, riguardanti vari ambiti, dai beni verdi fino ai servizi pubblici locali.

La Sicilia occupa il secondo posto a livello nazionale per attuazione concreta dei Patti, preceduta solo dalla Lombardia. Questo dato positivo evidenzia il valore degli investimenti fatti, ma anche la necessità di migliorare la comunicazione: meno della metà dei comuni siciliani dedica sezioni informative ai Patti sui propri siti istituzionali.

L’amministrazione condivisa come ecosistema

È stata segnalata l’importanza di strutture interne stabili e dedicate, come gli uffici per l’amministrazione condivisa, anche se difficili da attivare per limiti di personale e risorse. Tuttavia, in dieci anni, soluzioni sono sempre state trovate nei comuni che le hanno cercate.

L’amministrazione condivisa può essere descritta come un vero e proprio ecosistema che integra strumenti collaborativi previsti dal codice del Terzo Settore e dagli appalti pubblici. Non è più un’attività marginale, ma un modello gestionale che valorizza la sussidiarietà orizzontale, contribuendo a ridurre il peso amministrativo sugli enti locali.

Ci aspettiamo quindi che venga riconosciuta come funzione amministrativa a tutti gli effetti, con pari dignità rispetto alle altre aree della PA, e gestita da una struttura unica capace di coordinare strumenti ad accesso universale (come i Patti) e privilegiato (riservati agli enti del Terzo Settore).

Verso un modello di rete regionale

È utile sottolineare che la piena legittimità dell’amministrazione condivisa è stata riconosciuta dalla Corte Costituzionale nel 2021. Oggi, non spetta più ai cittadini dimostrare la validità dello strumento: tocca alle amministrazioni coglierne le potenzialità e attivarsi. Rendere un bene inutilizzato generativo, ad esempio, può trasformare un costo in risorsa, favorendo rigenerazione urbana e sociale.

La prospettiva, specie per la Sicilia, è quella di costruire un modello di rete regionale, con comuni di ogni dimensione che collaborano, imparano gli uni dagli altri e danno forma concreta a una visione inclusiva e sostenibile della gestione del bene comune.

Rigenerazione degli spazi ed erogazione servizi

L’amministrazione condivisa è un potente strumento per trasformare beni inutilizzati – che rappresentano un costo per l’amministrazione – in risorse generative.

“Un bene inutilizzato è un costo per le amministrazioni comunali. Meglio renderlo generativo, a partire dalle idee dei cittadini.”

Un esempio emblematico è quello del patto educativo di comunità, dove l’intervento condiviso con scuole e cittadini aiuta a contrastare la dispersione scolastica e le fragilità sociali, rendendo più efficiente l’utilizzo delle risorse pubbliche.

L’amministrazione condivisa può estendersi anche alla progettazione ed erogazione dei servizi pubblici locali, in coerenza con il principio costituzionale di sussidiarietà orizzontale. Ne risulta un modello ibrido: la co-progettazione con gli enti del Terzo Settore per la definizione dei bisogni e delle risposte, estendendo poi la collaborazione anche a soggetti non del Terzo Settore tramite i Patti, moltiplicando impatto e alleanze sul territorio.

La valutazione d’impatto

Bonasora sottolinea l’urgenza di sviluppare strumenti per misurare l’impatto dei Patti di collaborazione: “Cominciate a misurare qual è l’effetto. Questo significa definire insieme l’interesse generale.”

Viene fatto l’esempio di 20 parchi gestiti in collaborazione vs. 20 abbandonati: la differenza è sostanziale, e solo attraverso la valutazione dell’impatto generato (ambientale, sociale, civico) è possibile dar conto dell’efficacia delle scelte pubbliche.

Valore politico dell’amministrazione condivisa

In conclusione, Bonasora evidenzia, ancora una volta, il valore politico profondo dell’amministrazione condivisa, in quanto:

  • rafforza la legittimità dell’azione pubblica attraverso la partecipazione attiva della cittadinanza;
  • rende possibile il raggiungimento di obiettivi strategici, come quelli dell’Agenda 2030, solo se si coinvolgono le comunità;
  • costruisce comunità inclusive, incidendo realmente sul benessere collettivo.

“Oggi l’amministrazione condivisa è un modello per gestire la cosa pubblica… che offre percorsi, opportunità e occasioni di crescita, sia per la comunità che per l’istituzione locale.”

L’intervento si chiude con un invito chiaro: riconoscere l’amministrazione condivisa come una funzione amministrativa a pieno titolo, dotata della stessa dignità delle altre aree della PA, non più relegata a progetti marginali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *